Il silenzio è parte integrante della comunicazione

Non siamo più abituati a vivere il silenzio. Un passo della Bibbia racconta l’incontro sul monte Oreb tra Elia e Dio in un’atmosfera misteriosa di silenzio e quiete[1]. Il silenzio è indispensabile nelle nostre relazioni. Così si è espresso Benedetto XVI: «Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona»[2].

Il nostro contesto onlife è frenetico e rumoroso anche nei social media. Essi sono diventati utilissimi per la comunicazione, ma è necessaria una new media education. Ad esempio, da una parte non è facile nella socialsfera esprimere la propria opinione: la paura di essere aggrediti è sempre dietro l’angolo. Nel 1974, la sociologa Elisabeth Noelle-Neumann ha descritto, in un suo articolo, la teoria della spirale del silenzio, cioè «il rischio che opinioni maggioritarie – divulgate dai media – implicitamente inducessero le minoranze al silenzio»[3]. Dall’altra, occorre evitare di condividere in modo compulsivo tutto ciò che appaga la nostra rappresentazione emotiva, dualistica (bianco o nero) dell’esistenza[4]. Non sempre è necessario scrivere o dire quello che si pensa: il pericolo è quello di alimentare sempre di più le fake news e di «trasformare la realtà – da sempre complessa – in qualcosa di banalmente semplice, distinguibile in bene o male, giusto o sbagliato, amico o nemico»[5].


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Fare silenzio non significa non avere nulla da dire o incapacità di interagire con la realtà di ogni giorno, ma semplicemente che stiamo vivendo una fase “momentanea” di approfondimento delle notizie, dei concetti, delle idee, ecc. È importante fare silenzio. Infatti, la bellezza “naturale” spesso non si manifesta immediatamente: «Dire di un paesaggio “com’è bello” è ferirne il muto linguaggio e diminuirne la bellezza; la natura che si manifesta vuole silenzio […]. Quanto più intensivamente si contempla la natura, tanto meno si diviene consapevoli della sua bellezza se uno non la possiede già per istinto»[6].

Suor Anna Maria Canopi scrive che il silenzio si sposa con la sofferenza e la compassione: «Alla sofferenza si addice il silenzio. Silenzio di umiltà di fronte a un mistero che ci supera infinitamente; silenzio di compassione che si fa uno con chi soffre; silenzio di fede che getta nel Signore il proprio affanno»[7].

Come Elia dovremmo riconoscere la presenza di Dio in una voce di silenzio sottile. Facciamo fatica a creare spazi di silenzio. Siamo ossessionati dall’idea di dover riempire ogni attimo di vuoto apparente. Il silenzio, invece, ci permette di ritrovare la nostra vera essenza. 

Il silenzio ci parla. Ascoltiamolo!

 

Michela Pinna

Laboratorio di tecniche e dinamiche

 della comunicazione interpersonale.

Quali relazioni nell’era del digitale

e dell’Intelligenza artificiale?

Docente: Prof. Giuseppe Pani

 

Istituto Superiore Scienze Religiose

Sassari - Tempio Ampurias


[1] «Gli disse: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo, da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, una voce di silenzio sottile. Come l’udì Elia si coprì il volto con il mantello. Uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco venne a lui una voce che gli diceva: che cosa fai qui Elia?» (1Re 19,11-13).

[2] Benedetto XVI, Messaggio per la 46ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali Silenzio e parola: cammino di evangelizzazione, 20-05-2012. 

[3] L. Lattanzi, Oltre il conformismo digitale, in P. Limone – D. Parmigiani (a cura di), Modelli pedagogici e pratiche didattiche, Progedit, Bari 2017, 396.  

[4] Cfr. G. Pani, Tutti contro uno. Un’intelligenza spirituale per staccarsi dalla folla degli haters, Edizioni Sanpino, Pecetto Torinese (To) 2021, 62. 

[5] Ibid.   

[6] T. W. Adorno, Teoria estetica, Einaudi, Torino 1977, 118. 

[7] A. M. Canopi, Alla sofferenza si addice il silenzio, https://www.avvenire.it/agora/pagine/alla-sofferenza-si-addice-il-silenzio, 28-01-2024.