Narcisismo mediatico: quando l’ego si riflette sullo schermo

In un mondo sempre più connesso e digitalizzato viviamo una nuova frontiera: il narcisismo mediatico[1]. Questa forma di autocelebrazione spinge le persone a cercare incessantemente l'attenzione e la validazione online, riflettendo un desiderio insaziabile di essere al centro dell'attenzione mediatica.

Società dello spettacolo: caccia al like e al follower 

Il filosofo francese Guy Debord parlava di "Società dello spettacolo"[2], in cui la realtà quotidiana è filtrata attraverso la lente della rappresentazione mediatica. Nel contesto attuale, i social media sono diventati il palcoscenico principale di questa rappresentazione, e il narcisismo mediatico ne è una diretta conseguenza.

La metrica del successo online si traduce spesso in like e follower. Questa corsa all’apprezzamento virtuale ha trasformato la nostra vita quotidiana in una performance continua, in cui le persone cercano di catturare l'attenzione degli altri attraverso selfie perfetti[3], storie straordinarie e post accattivanti.

Ma quanto di questa rappresentazione rispecchia veramente la nostra autenticità?

L'immagine distorta di sé e l’effetto narcotico dei like 

Il narcisismo mediatico può portare a un’immagine distorta di sé. Mentre alcuni cercano di mostrare una vita perfetta e invidiabile, altri utilizzano le piattaforme online come sfogo per esprimere insicurezze e bisogni di affetto. In entrambi i casi, la realtà viene modellata per adattarsi al palcoscenico digitale.

La gratificazione immediata fornita da una notifica di "mi piace" può diventare un incentivo potente, creando una dipendenza da approvazione virtuale. Questo ciclo senza fine spinge molte persone a cercare costantemente nuove forme di validazione, creando un loop di autostima digitale basato numeri virtuali e al contempo può portare a un senso di insoddisfazione costante, poiché la gratificazione temporanea offerta dai like non può mai colmare il vuoto interiore.


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Coltivare la consapevolezza digitale: rompere il ciclo vizioso del narcisismo 

Un antidoto efficace al narcisismo mediatico è riscoprire la gioia nella condivisione autentica. Ciò significa abbracciare la nostra umanità, mostrare la nostra vulnerabilità e connetterci con gli altri in modo genuino. Una foto non perfetta, ma autentica, può avere un impatto più profondo e significativo rispetto a immagini curate e modellate per rispondere agli standard sociali. Sviluppare una relazione più sana con la tecnologia richiede una consapevolezza digitale attiva. Questo coinvolge il riconoscimento dei pericoli del narcisismo mediatico e l’adozione di pratiche che promuovano l’autenticità e il benessere. Ridurre il tempo trascorso su piattaforme di social media, limitare l’uso di filtri e abbracciare la bellezza dell'imperfezione possono essere passi fondamentali verso una connessione più sana con noi stessi e con il mondo digitale.

L’effetto narcotico dei like può essere superato, invitando soprattutto i giovani a concentrarsi su forme di espressione più significative. La gratificazione digitale fa parte del “viaggio”, ma soltanto l’autenticità e la connessione emotiva aiutano a superare la dipendenza dalla validazione virtuale.

L’arte dell’autenticità: sconfiggere il narcisismo digitale e trovare la nostra vera identità 

In un mondo dominato dal narcisismo mediatico, diventa fondamentale resistere alle pressioni della conformità digitale e coltivare un senso genuino di autenticità. Questo non significa rinunciare ai social media, ma piuttosto utilizzarli come strumento per condividere la nostra vera storia, con pregi e difetti, senza la pressione di adattarsi a standard irrealistici.

Tuttavia, la consapevolezza di questa tendenza può essere il primo passo per sviluppare una relazione più sana con la tecnologia e con noi stessi. Mentre cerchiamo il riconoscimento online, è importante ricordare che la vera autenticità risiede nella nostra capacità di essere veri con noi stessi, indipendentemente dal numero di like che riceviamo.

In un mondo sempre più connesso, trovare il giusto equilibrio tra l’espressione di sé online e la preservazione della propria autenticità è la chiave per navigare il labirinto del narcisismo mediatico.

Esplorare e plasmare la propria identità digitale può essere un atto di empowerment, consentendo in particolare ai giovani di navigare in modo consapevole attraverso la scena digitale e di sperimentare il potere positivo della connessione online, preservando al contempo la loro autentica identità.

 

Alessandra Coi 

Laboratorio di tecniche e dinamiche

 della comunicazione interpersonale. 

Quali relazioni nell’era del digitale 

e dell’Intelligenza artificiale?

Docente: Prof. Giuseppe Pani 


Istituto Superiore Scienze Religiose

Sassari - Tempio Ampurias



[1] Il narcisismo mediatico può essere definito come un fenomeno in cui un soggetto cerca in modo eccessivo e continuativo l'attenzione, la validazione e l'ammirazione attraverso piattaforme di comunicazione digitale e social media. In questo contesto, la persona sperimenta una costante necessità di auto-promozione online, presentando una versione spesso idealizzata o distorta di sé stessa per ottenere apprezzamenti, like, commenti e follower. Questo fenomeno può manifestarsi in varie forme, dalla condivisione eccessiva di foto e aggiornamenti personali alla ricerca di affermazioni costanti da parte degli altri utenti online. È alimentato dalla cultura della visibilità digitale, dove il valore personale è spesso misurato dalla quantità di attenzione ricevuta sui social media. Tuttavia, è importante notare che la ricerca di validazione online può portare a una distorsione dell'identità e a una percezione distorta della realtà, poiché si cerca di adattarsi ai canoni di bellezza e successo imposti dal mondo digitale.

[2] G. E. Debord, La Société du Spectacle, Buchet-Castel, Paris 1967. 

[3] «Quando ci si fa un selfie e più in generale una fotografia gli interventi scattano automaticamente già mentre si inquadra il volto grazie agli algoritmi che presiedono alla definizione dei visi e alla loro ottimizzazione. E poi soprattutto si agisce volontariamente e liberamente quando si applicano i filtri per avvicinare l’immagine dello schermo al modello ideale, con esiti variabili tra cui è frequente l’insoddisfazione e quindi il disagio che può generare problemi psicologici anche gravi. Il termine coniato per indicare questa patologia è «dismorfia da Snapchat». Per il Manuale Diagnostico Statistico delle Malattie Psichiatriche (DSM) il disturbo di dismorfismo corporeo fa parte dello spettro del disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati. Questa patologia si palesa con un’eccessiva preoccupazione, oggettivamente eccessiva, nei confronti di una parte o di un difetto fisico del proprio corpo, difetto che per la maggior parte delle persone sarebbe trascurabile. Una concausa di questi disturbi è probabile che risieda nell’uso della fotografia e del selfie per la verifica del proprio stato» (A. Nizzoli, Narcisi nella rete. L’immagine di sé nell’epoca dell’immagine, Mondadori, Milano 2021, 166-167).